Energia

Fondo Kyoto: 600 milioni contro i gas serra

Finanziamenti sono a tasso agevolato dello 0,5% per una durata massima di 6 anni

ROMA - Il pannello fotovoltaico sul condominio? O l’impianto di trigenerazione per il capannone della fabbrica? Ma anche: l’impianto a celle combustibile sulla villetta. E il minieolico sopra il tetto di casa. Adesso si possono costruire con il finanziamento dello Stato.

FONDO KYOTO - Con il fondo di Kyoto, per la precisione, 600 milioni di euro che dal 15 marzo saranno a disposizione di cittadini, imprese, condomini, soggetti pubblici e fondazioni, per realizzare interventi di riduzione delle emissioni di gas serra. I finanziamenti sono a tasso agevolato dello 0,5% per una durata massima di 6 anni, rimborsabili in rate semestrali e rappresentano una quota parte del costo totale del progetto. Per la precisione: il 70% nel caso di persone fisiche e giuridiche, condomini, imprese. Il 90% nel caso di soggetti pubblici. Le domande si possono presentare a partire dal 2 marzo (e fino al 14 luglio) e si possono compilare esclusivamente online con il format che si trova sul sito della Cassa depositi e prestiti che gestisce l’intero fondo di Kyoto.

FINANZIARIA 2007 - Previsto nella Finanziaria del 2007, il Fondo di Kyoto è stato presentato giovedì dai ministri dell’Ambiente Corrado Clini e dello Sviluppo economico Corrado Passera, insieme al presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani, il direttore generale dell’Associazione bancaria italiana Giovanni Sabatini e dal presidente e dal direttore generale della Cassa depositi e prestiti Franco Bassanini e Giovanni Gorno Temprini, che ha sottolineato come sia «la prima volta che la Cassa depositi mette in campo un meccanismo che ha uno sbocco retail». Il ministro Clini ha spiegato: «Il meccanismo dei finanziamenti sarà a sportello con un format semplice e non prevederà una graduatoria. Il fondo è rotativo, alimentato attraverso le rate di rimborso delle erogazioni concesse. Stiamo creando un volano che a sua volta trascinerà altri investitori e genererà un indotto di almeno il doppio del valore». Il ministro Passera ha invece annunciato: «Il governo sta lavorando a un conto energia per incentivare la produzione di energia da calore con il sole».

Sorpresa: il fotovoltaico conviene più di prima

Nel numero in edicola da giovedì 16 febbraio, il Salvagente pubblica un'inchiesta sul mercato dell'energia fotovoltaica. Il governo ha dato una sforbiciata agli incentivi fiscali, ma nel frattempo i costi degli impianti sono scesi anche più velocemente. E così, chi investe nel solare potrà rientrare nella spesa in tempi più brevi.

Il 2011 è stato un anno agitato per il fotovoltaico in Italia, con la morte inattesa e prematura del terzo conto energia, sostituito dal quarto. Da giugno del 2011 per chi installa i pannelli per produrre elettricità dal sole gli incentivi sono stati ridotti e continueranno a calare, fino a essere eliminati del tutto entro il 2017. Se negli ultimi mesi del 2011 la riduzione è stata graduale, da gennaio del nuovo anno è scattato il taglio più corposo.

Per dare un’idea, un impianto da 3 kW fino a maggio 2011 era premiato con 0,43 euro a chilowattora, da giugno la tariffa incentivante è stata portata a 0,387 euro a kWh e limata ogni mese fino ad arrivare a 0,298 euro/kWh a dicembre, mentre da gennaio 2012 ci si deve accontentare di 0,274 euro/kWh e un nuovo taglio scatterà da giugno di quest’anno. Con un incentivo così dimagrito, conviene ancora investire in un impianto fotovoltaico? È quanto ha verificato il Salvagente, che nel numero in edicola da giovedì 16 febbraio pubblica un approfondimento condotto con l’aiuto della testata specializzata nelle energie rinnovabili Qualenergia.it.

Ottenendo una risposta sorprendente: l’investimento adesso è più conveniente di prima. Se gli incentivi sono calati, i prezzi degli impianti sono scesi ancora più velocemente. Nel 2008 un piccolo impianto da 3kW si pagava 6.500-7.000 euro al kW (installato “chiavi in mano”), a maggio 2011 i prezzi si aggiravano sui 3.500-4.200 euro, ora, siamo tra i 3.200 e i 3.700 euro per kW. Nella pratica questo significa che, essendo minore la spesa per l’impianto, anche con gli incentivi ridotti, i tempi di ritorno si sono accorciati: per un piccolo impianto da 3 kW un paio d’anni fa si parlava di 8-9 anni per rifarsi della spesa, oggi mediamente i tempi di ritorno dell’investimento si aggirano sui cinque anni e mezzo e al sud si riesce a scendere fino a quattro e mezzo.

Tutti dati che potete consultare nelle tabelle che vi anticipiamo. Sono ipotesi di investimento per impianti su edificio da 3 kW e da 20 kW: un taglio, il primo, sufficiente per un appartamento; il secondo, più comune in piccoli condomini (6-7 appartamenti, capannoni, piccole aziende). In entrambi i casi ipotizziamo che gli impianti possano entrare in esercizio nel primo semestre del 2012 e che siano realizzati in regime di scambio sul posto, ossia: si prende la tariffa incentivante del conto energia su tutta l’energia prodotta, che la si consumi o meno, e in più si ha un risparmio in bolletta dato dall’autoconsumo o dall’energia in eccesso che si rivende alla rete a prezzi di mercato.

I costi medi per kW installato, considerati facendo una media delle rilevazioni compiute da Qualenergia.it, sono di circa 3.400 euro per gli impianti da 3 kW e scendono fino a circa 2.500 per impianti da 20 kW. Indicativamente dunque un impianto da 3 kW viene a costare intorno ai 10000 euro, mentre un impianto da 20 kW circa 50.500. Cifre importanti per le quali però si può comunque sempre ricorrere a finanziamenti bancari: i tassi praticati al momento sono attorno al 7-7,5% per gli impianti più piccoli e attorno al 5% per quelli da 20 kW.

La resa dell’investimento d’altra parte è sicura e attraente. A Milano l’impianto da 3 kW tra incentivo e risparmio in bolletta rende circa 1.600 euro l’anno: in 20 anni fanno oltre 32000 euro, che a Roma grazie al sole più cocente diventano circa 40000 e a Palermo 44000. Ancora più redditizio l’impianto da 20 kW: rende dai 195000 euro del Nord ai 267000 della Sicilia. Le entrate, per entrambi i tagli, lo specifichiamo, sono calcolate su 20 anni di durata dell’incentivo, cui dunque andrebbe aggiunto il risparmio in bolletta di cui si potrà usufruire anche dopo questo periodo, dato che l’impianto funziona per almeno 25-30 anni.

Clini: avanti con gli incentivi sul FV ma adeguati ai ‘costi’

Secondo il Ministro dell’Ambiente il costo dei pannelli FV, attualmente inferiori del 75% rispetto al 2004, renderebbe gli incentivi troppo ‘generosi’.

Con un costo dei pannelli fotovoltaici attualmente inferiore del 75% rispetto al 2004, il sistema incentivante, (soprattutto per i grandi impianti), è diventato ‘generoso’ – lo ha comunicato ieri il Ministro dell’Ambiente Corrado Clini nel corso di un’audizione alla Camera dei Deputati, aggiungendo che “le agevolazioni garantisce ai produttori un rendimento ‘non sano’ intorno al 20% mentre normalmente altri tipi di investimento rendono il 7-8%”. La dichiarazione, si inserisce anche nel quadro dei tagli ufficiali agli incentivi per gli impianti fotovoltaici a terra in area agricola, ad ‘effetto retroattivo’ inseriti a sorpresa nel recente decreto liberalizzazioni che causerebbe – secondo le stesse associazioni di settore quali Anie/Gifi, Aper, Assosolare etc – dei gravi danni alle imprese FV che attualmente stanno avendo degli investimenti in corso.

Secondo Clini comunque, il contesto attuale indica “qualcosa di disturbato nel meccanismo incentivante”, e proprio per questo motivo forse, il CDM avrebbe accolto favorevolmente la proposta del ministro dell’Agricoltura per lo stop all’utilizzo dei terreni agricoli destinati alla generazione di elettricità. Nonostante tutto, l’importanza del settore fotovoltaico resta ancora una “priorità” di Governo: gli incentivi infatti, continueranno ad essere erogati fino al raggiungimento della grid parity e, come annunciato dallo stesso Clini nel corso di un suo precedente convegno a Padova, occorrerà puntare molto sulla ricerca e la produzione di tecnologie FV più efficienti. “L’utopia – ha dichiarato – sarebbe quella di catturare l’88% di energia che non viene attualmente utilizzata, riducendo contestualmente le dimensioni degli impianti.” Tutto questo riguarderà ovviamente non solo il solare, ma anche il comparto geotermico e delle biomasse, “dove si potranno ancora raggiungere dei risultati elevati in termini di rendimenti” con dei margini anche per il mini eolico.

Infine il Ministro ha auspicato di chiudere il pacchetto dei nuovi incentivi per le fonti rinnovabili diverse dal fotovoltaico entro febbraio: – “Di concerto con Passera e il ministro dell’Agricoltura – ha sottolineato Clini – ci si concentrerà su alcuni punti”, quali ad esempio, la definizione delle tariffe incentivanti per le fonti non fotovoltaiche e la chiusura delle partite delle aste.

Pannelli solari, come smaltirli e riciclarli

Rotti, esausti o semplicemente non più funzionanti. Oltre 52 milioni sono, infatti, i pannelli solari attualmente in esercizio e, nonostante ciò, fino ad oggi l’unico impianto di riciclaggio si trova in Germania.

Solamente nell’ultimo anno sono più di 50 mila i pannelli solari che sono stati buttati via. Un volume che, nei prossimi anni, è destinato a crescere esponenzialmente, perché, oggi, in Italia, per ogni abitante è in funzione un modulo fotovoltaico. A proporre una soluzione tutta italiana per i pannelli in disuso è Ecolight, consorzio nazionale per la gestione dei rifiuti elettrici ed elettronici (Raee) che ha presentato il primo sistema integrato per la raccolta e lo smaltimento dei pannelli solari.

Ecolight ha lanciato il suo sistema integrato con la collaborazione di Se.Val Divisione Ecologia e di CSR Centro Servizi Raee, società specializzate nello smaltimento e nella logistica dei rifiuti elettronici, esperienza maturata negli ultimi anni nella gestione dei Raee.  In particolare, verrà garantito il ritiro dei pannelli solari rotti e vecchi in tutto il territorio nazionale e il loro corretto trattamento con il recupero e il riciclaggio delle materie prime seconde contenute nei pannelli solari e lo smaltimento delle sostanze non riutilizzabili. Il consorzio Ecolight ha già sottoscritto accordi per lo smaltimento dei moduli fotovoltaici con importanti associazioni di produttori di pannelli solari.

Il fotovoltaico in Italia ha registrato un vero e proprio boom. A oggi sono più di 288mila gli impianti installati per una potenza complessiva di quasi 11.100 MW. Ed è possibile stimare che ci sia quasi un pennello solare installato per ogni abitante. La crescita dal 2005, anno in cui è stato lanciato il primo Conto Energia, è stata esponenziale sia in termini di impianti sia in termini di potenza. Secondo i dati del Gestore Servizi Energetici, si è passati dai 1.402 impianti entrati in esercizio nel 2006 agli 84.570 del 2010; così anche per la potenza che è passata da 9.436 kW del 2006 agli oltre 2milioni e 300mila kW dell’anno scorso. Soltanto durante il 2010 il
fotovoltaico italiano è cresciuto del 215 per cento in termini di numerosità degli impianti e del 324 per cento in termini di potenza installata (2,4 GW).

”Si tratta del primo servizio svolto interamente sul territorio italiano – annuncia il direttore di Ecolight, Giancarlo Dezio – che anticipa, di fatto, le prescrizioni normative contenute nel decreto del 5 maggio 2011. La maggior parte dei pannelli solari non più funzionanti è interamente recuperabile. Opportunamente trattati, infatti, è possibile ottenere silicio, vetro, alluminio e plastica: tutte materie prime seconde, che possono essere reimmesse nei cicli produttivi facendo risparmiare energia e contribuendo a salvaguardare l’ambiente. Calcolando che i moduli hanno una vita media stimata in 20-25 anni e che la diffusione in Italia ha preso corpo negli anni Novanta, stiamo registrando una crescita esponenziale nella generazione di questi rifiuti che, pur non essendo pericolosi, tranne quelli che contengono telloruro di cadmio, richiedono un trattamento particolare affinché sia possibile ottenere materie prime seconde”.

Le importazioni di elettricità sono aumentate, le esportazioni sono diminuite

Le importazioni di elettricità sono aumentate nei primi dieci mesi del 2011, a 740 milioni di kWh , in crescita con 1,37% rispetto allo stesso periodo del 2010, secondo le informazioni pubblicate sul sito web della regolamentazione nazionale Energia (ANRE). Essi mostrano che le esportazioni di energia elettrica hanno avuto un totale di 2.72 miliardi kWh, in giu con 0,73%.
Durante questo periodo, nel nostro paese e stata prodotta una quantità di elettricità di 50 miliardi di kWh, con il 3,80% in più rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
Abbiamo importato con 47,5% in piu di gas naturale.
Il nostro Paese ha importato nei primi 11 mesi del 2011, una quantità di gas naturale utilizzabile di 2,452 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio, con il 47,5% (789.900 tep) piu grande rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, secondo i dati centralizzati Istituto Nazionale di Statistica.
Nello stesso periodo, la produzione nazionale di gas naturale pari a oltre 7,812 milioni tep, la punta 12.100 (0,2%) superiore rispetto ai primi 11 mesi del 2010.
Secondo uno studio condotto dalla British Petroleum, citato da Agerpres, le riserve certe di gas naturale della Romania ammontava alla fine del 2010, a 600 miliardi di metri cubi, pari allo 0,3% per cento delle riserve mondiali. Le riserve mondiali di gas naturale sono stimati in da BP a 187,1 trilione mc.

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